Twin Transition: l'integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità nelle imprese italiane

La doppia transizione digitale ed ecologica rappresenta una sfida strategica per le aziende. Dati, tecnologie abilitanti e casi concreti da Vibram, Bolton Food…

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Twin Transition: l'integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità nelle imprese italiane

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Twin Transition: l'integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità nelle imprese italiane

Twin Transition: quando digitale e sostenibilità si integrano nei modelli aziendali

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La Twin Transition – termine che indica l'integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità ambientale – è diventata un pilastro strategico dell'Unione Europea. Approvato dalla Commissione Europea, questo approccio riconosce l'interconnessione tra innovazione tecnologica e responsabilità ambientale, cercando di armonizzare le due trasformazioni anziché considerarne solo una a scapito dell'altra. Il Green Deal Europeo e il Digital Compass 2030 rappresentano i quadri di riferimento principali, con obiettivi ambiziosi per la neutralità carbonica e l'efficienza delle risorse.

Il contesto normativo europeo e il PNRR italiano

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L'Unione Europea ha posto la Twin Transition al centro delle sue strategie. In Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina il 25% delle risorse alla transizione digitale e il 37,5% agli investimenti per contrastare il cambiamento climatico. Su un totale di 191 miliardi di euro ricevuti dall'UE, le prime tre missioni riguardano proprio questa doppia trasformazione: digitalizzazione, innovazione e competitività (40,32 miliardi), rivoluzione verde e transizione ecologica (59,47 miliardi), infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,40 miliardi).

Secondo il XXII Rapporto sulle medie imprese industriali italiane realizzato da Area Studi Mediobanca, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, oltre il 60% delle medie imprese prevede di investire nella twin transition nel prossimo biennio. Il 34% di quelle che prevedono una crescita del fatturato nel periodo 2023-2025 punterà su digitale e green, contro il 30% che non lo farà. La quota sale al 46% quando questi investimenti si integrano con interventi di formazione del capitale umano.

Le tecnologie abilitanti: AI, IoT, Cloud e Big Data

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Le tecnologie digitali su cui si innesta la transizione gemella sono quelle che stanno trasformando i modi di produrre, lavorare e comunicare globalmente. Secondo la ricerca di The European House – Ambrosetti e Avvale, le soluzioni digitali più rilevanti includono Cloud computing, Internet of Things, dispositivi mobili, Big Data Analytics e Intelligenza Artificiale. Queste dimensioni tecnologiche operano in sinergia: IoT e dispositivi mobili costituiscono le fonti principali per ottenere input grezzi, il Cloud rappresenta l'ambiente di elezione per l'elaborazione, mentre i sistemi di Big Data Analytics e le piattaforme di AI costruiscono modelli predittivi e prescrittivi.

Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia e Advisor scientifico della ricerca Ambrosetti-Avvale, ha dichiarato: «Il cambiamento climatico non è solo un'emergenza ambientale, ma anche economica. Se proiettiamo in avanti gli attuali tassi di crescita, i danni economici da catastrofi ambientali raggiungeranno il 2% del PIL entro il 2050. La transizione verde non è una sfida tecnologica, ma una sfida di sistema».

Il Digital Intensity Index (DII) europeo posiziona l'Italia al di sotto della media continentale: 27,8% rispetto al 32,4% dei 27 Paesi UE. Tuttavia, l'Italia registra la migliore crescita digitale in Europa: dal 2017 al 2022 la Penisola ha vissuto una crescita del 75%, passando dalla 23esima alla 18esima posizione nella classifica europea. Le aziende che hanno investito in infrastrutture digitali mostrano un livello di produttività superiore del 64% rispetto alle corrispondenti realtà meno digitalizzate, passando da 133mila euro per dipendente a circa 220mila euro.

Il divario tra grandi imprese e PMI

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L'indagine dell'Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano evidenzia un quadro eterogeneo. Nelle grandi imprese, la sostenibilità è una priorità consolidata: il 93% dichiara investimenti importanti e l'84% investe intensamente sia in sostenibilità che in digitale. Tuttavia, permangono margini di miglioramento nell'integrazione sinergica tra le due dimensioni. Solo un'azienda su quattro segue linee guida della sostenibilità per rivedere lo sviluppo tecnologico, e solo una su tre investe intensamente in digitale a fini di sostenibilità.

Le PMI mostrano maggiore eterogeneità: circa un terzo investe intensamente in entrambe le aree, mentre oltre il 30% non investe né in digitale né in sostenibilità. Solo l'8% utilizza il digitale per perseguire obiettivi di sostenibilità, e solo il 6% fa il percorso inverso. Il 53% alloca risorse significative nel digitale e il 42% in sostenibilità. Le motivazioni addotte sono i costi e la mancanza di risorse. Il 67% delle PMI non ha una figura dedicata allo sviluppo tecnologico e il 63% non ha referenti per i piani di sostenibilità.

I casi aziendali: Vibram e Bolton Food

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L'Industry 4.0 360 Summit 2025 ha presentato casi concreti di integrazione. Vibram, azienda italiana produttrice di suole per calzature, integra la sostenibilità nell'innovazione di prodotto e tecnologica. L'azienda ha ridotto gli sprechi energetici e gli scarti industriali attraverso l'adozione di tecnologie digitali in linea con i principi di Industry 4.0. Marco Guazzoni, Sustainable Director dell'azienda, ha spiegato: «Abbiamo sempre cercato di essere leader di innovazione. Generalmente innoviamo seguendo il bisogno del consumatore, ridisegnando il prodotto e cambiando i materiali».

Vibram utilizza la Life Cycle Assessment (LCA) per quantificare gli impatti ambientali di materiali, processi e prodotti, estendendola a circa 20.000 prodotti all'anno, inclusi quelli realizzati da terzisti. L'azienda sta sviluppando una digital product passport per fornire ai consumatori informazioni chiare sulla sostenibilità, con un sistema di classificazione simile all'etichettatura energetica degli elettrodomestici.

Bolton Food, multinazionale italiana che gestisce circa l'11% del tonno pescato annualmente, ha posto la sostenibilità al centro della strategia aziendale con un approccio scientifico. L'azienda impiega tecnologie come ecoscandagli di ultima generazione collegati a sistemi satellitari, acoustic tag per tracciare i movimenti dei pesci, e sistemi di monitoraggio elettronico con telecamere a bordo delle imbarcazioni. L'intelligenza artificiale viene impiegata per contrastare la pesca illegale (che riguarda il 20-30% del pesce pescato) analizzando la direzione e la velocità delle imbarcazioni.

Luciano Pirovano, Chief Sustainable Development Officer di Bolton Food, ha dichiarato: «Nel nostro gruppo le Twin Transition sono molto ben codificate. La sostenibilità è un grande impulso all'innovazione e dietro l'innovazione c'è la tecnologia. Per noi si tratta di un fattore competitivo e non di sola compliance». Bolton Food ha sviluppato con IBM un sistema di tracciabilità certificato ISO 22005 che permette di risalire a tutte le informazioni sul prodotto digitando il lotto.

Il modello Enel: innovazione e circolarità

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Enel ha avviato il proprio percorso verso la sostenibilità nel 2008, passando da un modello di Corporate Social Responsibility a un paradigma basato sul Creating Shared Value. Dal 2019 ha aumentato gli sforzi per la decarbonizzazione, creando la Direzione Innovability che coniuga innovazione e sostenibilità. Enel ha elaborato il CirculAbility Model, articolato su cinque pilastri: Sustainable Inputs, Sharing, Product as a service, Extension life, New life. L'azienda ha inoltre sviluppato un framework per quantificare le emissioni di CO2 relative alle attività digitali.

Le criticità e le opportunità della doppia transizione

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Le due transizioni possono talvolta entrare in conflitto. Il Cloud dematerializza l'hardware aziendale ma implica un notevole dispendio di elettricità. I dispositivi connessi, protagonisti di una produttività più flessibile, sono ad alta intensità di risorse e generano rifiuti difficilmente smaltibili. Lo smart working riduce le emissioni dei pendolari ma aumenta l'impatto ambientale delle abitazioni private.

Secondo Alessandro Perego, vicedirettore per lo sviluppo sostenibile e impatto al Politecnico di Milano: «La trasformazione digitale, se ben governata, può essere un potente acceleratore per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Ma se non è ben gestita, può rappresentare un rischio al potenziale equilibrio tra crescita economica, benessere sociale e tutela ambientale».

L'Osservatorio sulla Twin Transition di AzzurroDigitale e Università di Padova

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Per supportare le PMI italiane nell'integrare digitalizzazione e sostenibilità, AzzurroDigitale e l'Università di Padova hanno lanciato un Osservatorio sulla Twin Transition. Andrea Ganzaroli, professore associato del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'Università di Padova, ha spiegato: «L'obiettivo è mappare il livello di maturità digitale e sostenibile delle aziende, identificando non solo le best-practices, ma anche le principali difficoltà e le aree di miglioramento».

L'Osservatorio si concentra specificamente sulle PMI italiane e raccoglie dati di prima mano attraverso un questionario che analizza la digitalizzazione dei processi produttivi, l'utilizzo delle tecnologie per la gestione energetica, il controllo delle risorse e le pratiche ecologiche adottate.

Le prospettive secondo il Digital Intensity Index

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La ricerca di The European House – Ambrosetti evidenzia che l'Europa non è sulla buona strada per quanto riguarda l'economia circolare: gli investimenti privati nel settore sono pari allo 0,8% del PIL medio, corrispondenti a 121 miliardi di euro. L'Italia si posiziona al terzo posto in valori assoluti (12,4 miliardi) dopo Germania (31,5 miliardi) e Francia (20,4 miliardi), ma scende all'11esima posizione in termini relativi. Tuttavia, dal 2011 al 2021 gli investimenti italiani sono quasi raddoppiati, valore superiore alla media europea cresciuta solo del 16,5%.

Corrado Panzeri, Partner & Head of InnoTech Hub di The European House – Ambrosetti, ha sintetizzato: «La transizione gemella è ormai un imperativo strategico per la competitività delle aziende. La chiave per una transizione verde di successo non sarà continuare a fare business come in passato, ma creare nuovi modelli circolari e a prova di futuro».

Questo articolo è una sintesi basata esclusivamente sulle fonti elencate.

Implicazioni e scenari

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L'integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità rappresenta un'opportunità competitiva per le imprese italiane, ma il divario strutturale tra grandi aziende e PMI potrebbe accentuarsi senza interventi mirati. Le organizzazioni che combinano tecnologie come Cloud, IoT e Big Data con obiettivi ambientali sembrano meglio posizionate per cogliere i benefici degli investimenti del PNRR.

  • Scenario 1: le grandi imprese consolidano il vantaggio grazie a strutture dedicate e risorse per investimenti, mentre le PMI faticano a colmare il gap organizzativo e finanziario documentato dall'indagine del Politecnico di Milano.
  • Scenario 2: i fondi del PNRR accelerano l'adozione di tecnologie abilitanti nelle medie imprese, riducendo progressivamente la distanza dal livello medio europeo di digitalizzazione.
  • Scenario 3: le tensioni tra consumi energetici del Cloud e obiettivi di riduzione delle emissioni richiedono nuovi modelli di efficienza, simili al CirculAbility Model sviluppato da Enel.

Cosa monitorare

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  • L'evoluzione del Digital Intensity Index italiano rispetto alla media continentale.
  • La diffusione di strumenti come la Life Cycle Assessment e la digital product passport tra le imprese manifatturiere.
  • Il tasso di integrazione effettiva tra investimenti digitali e strategie di sostenibilità nelle PMI.

Nota editoriale: questa sezione propone una lettura analitica dei temi trattati, senza introdurre dati fattuali non presenti nelle fonti.

Fonti

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